Esperienza di vita, esperienza di sport: l'intervista a Luciano Bucci

Lunedì, Aprile 1, 2019

“Ci sono molti aspetti che mi hanno colpito di questa Nazione. Quello che più mi ha sorpreso è il peso che danno alla meritocrazia: se dai tanto ricevi tanto e questo mi spinge a dare il massimo ogni giorno. In ambito accademico mi piace la disponibilità dei professori nell'aiutarti senza problemi, come è suddiviso il carico di studi durante tutto il semestre evitandoti di studiare libri enormi in un mese. Il segreto è che scuola e sport negli Stati Uniti si muovono nella stessa direzione.  Lo sport e lo studio vanno di pari passo e questo rende più facile gestire il tutto.”

Idee chiare, parole e il concetto di meritocrazia come uno degli aspetti che più lo hanno colpito. Luciano Bucci, Student-Athlete presso Park University, esordisce sottolineando uno degli aspetti che più volte ci troviamo a ripetere: studiare e fare sport allo stesso tempo si può, almeno in America. Ovvio, ci vuole passione, determinazione e sacrificio: “La mia giornata tipo parte con la sveglia delle 7.30. Mi preparo e vado a lezione dalle 8 a 12, subito dopo le lezioni mangio a mensa per pranzo, finito il pranzo studio fino a quando non arrivano le 4 che ho allenamento. Terminata la seduta intorno alle 7.00, spazio alla cena e dopo o studio o relax con i miei coinquilini. Questo dal lunedì al venerdì tutti i giorni.”.

Una settimana sicuramente piena, ma spesso il sacrificio viene ripagato da tante emozioni: “Il mio primo anno e mezzo negli Stati Uniti è stato molto soddisfacente sia a livello accademico che a livello sportivo. I miei momenti più emozionati sono stati in particolare tre: l'anno scorso quando ho ricevuto il premio durante il banchetto delle finali di Conference come uno dei migliori palleggiatori della conference; aver giocato una finale di Conference durante il mio primo campionato in assoluto negli Stati Uniti e a livello accademico l’essere nominato tra i migliori studenti del college alla fine del mio primo anno.”.

Un altro Paese, un’altra pallavolo. Anche questo confronto con una tecnica e una metodologia diversa da quella italiana è per Luciano un ulteriore momento di crescita: “Negli Stati Uniti si gioca una pallavolo basata molto sul fisico e non tanto sulla tecnica che in Italia era alla base delle squadre in cui ho giocato, inoltre essendo un palleggiatore ho dovuto cambiare il mio modo di giocare dovendomi adattare ad un gioco nettamente più veloce a quello a cui ero abituato. Per quanto riguarda gli allenamenti quelli che posso dire è che si cura molto la fase di gioco tralasciando come già detto tutti quegli esercizi utili per migliorare la tecnica, in più è tengono molto alla tenuta fisica e prima di ogni allenamento passiamo 45/60 minuti in sala pesi. Tutto questo ha reso l' impatto con la pallavolo americana non dei migliori però grazie ai miei allenatori sono riuscito ad abituarmi subito.

Per quanto riguarda il lato accademico sto riuscendo a mantenere la media del 4.0 (la media dei voti - Grade Point Average (GPA) si calcola tenendo conto dei credits di ogni corso e della votazione espressa in numeri. La media dei voti si articola in una scala da 0 a 4.0), e sono stato inserito per la terza volta di fila nella Dean List, ossia una lista dove ci sono tutti gli studenti con una media dal 3.6 in su. L'ambito sportivo anche lo reputo positivo un po’ più con alti e  bassi ma alla fine mi sono riuscito a togliere alcune soddisfazioni.”.

Esperienza di sport, esperienza di vita: “Questa è stata la prima volta lontano da amici, parenti e non è stata facile perchè ho dovuto ricostruire tutto da zero. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato a km di distanza da casa senza punti di riferimento. Non è stata facile all’inizio però con il tempo i miei compagni di università e di squadra mi hanno aiutato molto! Ora sono sicuramente un ragazzo molto più serio e responsabile di prima. Dal punto di vista sportivo sono diventato un miglior compagno di squadra di quello che ero quando stavo in Italia. Prima pensavo molto più ad apparire come singolo che come gruppo. Questa avventura per quanto mi riguarda apre nuovi orizzonti, facendoti conoscere posti e persone di etnie e culture diverse: tutto questo ti fa crescere come persona.”